I Dosha ci raccontano chi siamo

L’organismo umano è costituito secondo gli insegnamenti ayurvedici da cinque elementi fondamentali chiamati Panchamahabuta, presenti in ogni cellula del corpo e quindi in tutti e sette tessuti che lo compongono chiamati appunto SaptaDathu, ma linfa, sangue, muscoli, adipe, muscoli, ossa, nervi e sperma risulterebbero materia amorfa, se non esistessero i dosha che ne determinano e coordinano il funzionamento. I dosha, che potrebbero definire umori biologici o correnti biomagnetiche sono tre ed ognuno di loro è composto da due dei cinque elementi. Nelle scritture Vediche si narra che dall’unione Purusha e Prakriti, i due principi eterni della realtà, si sono generati i cinque elementi, combinati sapientemente dall’energia dei Triguna che hanno dato vita ai dosha.
Sul piano sostanziale essi governano in maniera precisa i meccanismi fisici, mentali ed emozionali. VATA è il primo dosha è composto dagli elementi ARIA ed ETERE rispettivamente vayu ed akasha. Vata governa tutti i movimenti del corpo quindi è responsabile dell’azione muscolo-scheletrica, degli impulsi nervosi, governa il flusso linfatico e sanguigno, supporta l’espulsione dei Mala cioè di feci e urine, controlla i pensieri, guida la parola, muove i sentimenti e le fantasie più profonde, ma in particolar modo determina il respiro e il battito cardiaco, da ciò deriva l’appellativo di “soffio vitale”. La sua sede elettiva, cioè di maggior concentrazione e produzione è il colon. Quando Vata è in squilibrio, cioè quando c’è un’eccessiva presenza nel corpo (gli elementi aria ed etere non si muovo in modo armonico) si può accusare negli stati più lievi dolori articolari, stress e nevrosi, agitazione, spasmi, tachicardia ed insonnia, stipsi e pelle secca, mentre negli stati più gravi blocchi cardiaci e turbe psichiche. Vata proprio in virtù degli elementi che lo compongono possiede precise qualità molecolari che in sanscrito sono chiamate Guna, queste sono da considerare fondamentali per comprendere la natura della propria costituzione in virtù della conoscenza del proprio idoneo stile di vita, salute e cura in caso di squilibri (più avanti una tabella ne analizza le caratteristiche).

PITA è il dosha centrale, quello di mezzo, grazie alla sua azione gli altri dosha si stabilizzano, interagiscono e si elaborano. Gli elementi che lo compongono sono Agni e Jala, sono il fuoco e l’acqua. Pita è responsabile della trasformazione e del metabolismo, da lui dipende la digestione, la trasformazione chimica delle molecole, lo stato di salute del fegato, del sangue e degli occhi. Governa la produzione dei succhi gastrici, il metabolismo degli zuccheri e la termoregolazione cellulare e corporea. Sul versante psichico Pita apre la via a nuove idee e acutizza l’ingegno, sul piano emotivo accende la passione e l’interesse. Quando Pita è “fuori controllo” usualmente compaiano, gastriti, herpes, infiammazioni, difetti visivi, epatiti, colesterolemia, dermatiti, eccesso d’ira e rabbia, confusione cognitiva ed ottusità. Come in precedenza anche per Pita è necessario conoscere i guna per ipotizzare un’eventuale linea di cura.

L’ultimo dosha in ordine di elenco, ma di pari importanza degli altri è Kapa, i cui elementi fondanti sono Jala e Privti, l’acqua e la terra. Kapa determina la costruzione dei tessuti corporei e il loro consolidamento. Governa le funzioni ghiandolari e quindi le risposte immunitarie, sviluppa la forza e la resistenza dell’individuo. Sul versante psichico Kapa induce tranquillità, pacatezza e saggezza conferendo all’individuo un animo stabile e generoso.
Quando gli elementi terra e acqua sono alterati, cioè presenti in errata misura, compaiono problematiche quali, difficolta pneumologiche, obesità, disfunzioni ghiandolari, diabete, tumore, depressione, letargia, infelicità.

In ogni essere vivente sono presenti tutti e tre i dosha, senza i quali non vi è la vita, quello che cambia e la loro proporzione che fa di ognuno un essere unico. In via sommaria possiamo sostenere che esistono sette genotipi ai quali abbinare ulteriori fenotipi. Il primo genotipo, presente in forma rara al mondo è l’individuo Sama dosha, cioè con tutti e tre i dosha presenti in forma equilibrata.
Nella maggior parte dei casi però questa non è la regola, difatti di media si nasce con un binomio doshico prevalente (vata-kapa, vata-pita, pita-vata, pita-kapa, kapa-pita, kapa-vata), che secondo la tradizione vedica è un’eredità dalla nostra vita passata ovvero in chiave scientifica moderna tutto ciò proviene dal nostro DNA. Questa impronta primordiale che tutti noi portiamo con noi per l’intera vita, determina il carattere, l’emotività, la salute e la forma fisica. Questa in ayurveda è chaimata prakriti, cioè la propria impronta primordiale; la si può rilevare in un individuo in diversi modi, quello più intuitivo è l’analisi del fenotipo, poicè per ogni dosha corrispondono tre tipologie corporee/mentali differenti. Al fine di mostrarne le peculiarità, è interessante analizzare la seguente tabella comparativa.

VATA PITA KAPA
CORPORATURA Magra e irregolare, basso oppure alto Media e proporzionata, vigorosa Pesante e grande, uniformemente proporzionata
PESO Difficile da prendere, ma facile da perdere Facile sia da prendere che da perdere Facile da prendere e difficile da perdere
PELLE Fredda, opaca, olivastra, secca, si abbronza facilmente Calda, chiara, oleosa e rossastra, al sole si scotta facilmente Fredda, pallida ed untuosa, al sole si abbronza facilmente
CAPELLI Secchi, crespi, sottili e scuri Dritti, fitti, chiari e rossastra cadono e si ingrigiscono facilmente Untosi, ondulati, spessi, neri o biondi o marrone scuro
OCCHI Piccoli, grigio, marrone o di colore insolito A forma di mandorla, chiari, verdi, nocciola, azzurri Grandi e sensuali, scuri, neri, blu, marroni
UNGHIE Secche, scanalate e grigiastre Chiare, ben formate e flessibili Squadrate, bianche e uniformi
EVACUAZIONE Dura, irregolare e di piccole quantità Molle, irregolare e grande quantità Lenta, regolare, scura di moderata quantità
APPETITO Irregolare Intenso Consistente
SUDORAZIONE Scarsa Abbondante Moderata
CAPACITA’ DI RESISTENZA Poca, con sforzo Moderata, va sollecitata Elevata, svogliata
SONN0 Poco ed irregolare Moderato e leggero Lungo e pesante
TEMPERAMENTO Pauroso, indeciso, sensibile, nervoso Collerico, arrogante, intelligente e di successo Calmo, stabile, avido, parsimonioso, testardo
MEMORIA Impara e dimentica velocemente Impara velocemente e dimentica lentamente Impara e dimentica lentamente
ELOQUIO Stravagante, ciarliero Deciso, articolato Lento e cauto
SPIRITUALITA Forte spiritualità Tendenzialmente materialista Fondamentalmente materialista
SOGNI Di volare e vagare, paurosi Intensi, infuocati e violenti Acquatici e sensuali, di lunghe sequenze
SESSUALITA’ Discontinua Intensa, ma breve Lenta, ma duratura

Un ulteriore metodo diagnostico per individuare la Prakriti, cioè la costituzione natale e l’eventuale squilibrio doshico che porta alla patologia, ossia la Vrikruti , consiste nel valutare le qualità generali dei Dhatu (tessuti). Ognuno dei tre umori presenta dieci qualità chiamate guna, che si riflettono sull’organismo caratterizzando la forma, la consistenza e la funzionalità dei tessuti. Ad esempio un individuo pita cioè con un dosha prevalente avente qualità biologiche e fisiche untuose e calde avrà una capacità di termoregolazione agli ambienti caldi ed umidi che lo espone più facilmente a “colpi di calore”. Al fine di comparare i Guna è interessante analizzare la seguente tabella.

VATA PITA KAPA
Leggero Leggero Pesante
Freddo Caldo Freddo
Secco Liquido Liquido
Sottile Sottile Grossolano
Ruvido Oleoso Oleoso
Mobile Mobile Stabile
Duro Morbido Morbido
Veloce Pungente Lento
Chiaro Chiaro Torbido
Acuto Acuto Solido

Il medico e anche il terapista Ayurvedico esaminano quindi con attenzione il paziente, al fine di verificarne lo stato di salute, a tal proposito è bene sottolineare che la malattia, secondo l’ayurveda, è una condizione insita nell’individuo, quindi per evitarne la sua manifestazione è necessario rafforzare continuamente corpo, mente ed anima. L’equilibrio e lo stato di salute dei dosha è fondamentale affinché la malattia non emerga o venga superata, quindi l’indagine medica deve essere accurata. La visita dunque prevede un’intervista al paziente circa le sue abitudini ed il suo stato psico-emozionale, una verifica dei tessuti attraverso l’osservazione della lingua, delle unghie, degli occhi e della pelle, la palpazione dei muscoli, delle ossa e delle articolazioni e l’ascolto ayurvedico del battito cardiaco.
Al termine del percorso diagnostico sarà possibile, dopo aver verificato i sintomi, congegnare la linea di cura appropriata.

TABELLE DOSHA IN EQUILIBRIO ED ALTERATI

VATA dosha

NORMALITA AUMENTO DIMINUZIONE
Struttura corporea Regolare, normale Debilitazione e magrezza Sensi opachi
Stato emotivo Attivo ed equilibrato Ansia, paura ed angoscia Inattivo, depresso
Umore Allegro Sentimenti negativi Avversione a parlare
Mobilità corporea Regolare Tremori, dolori articolari, pelle squamata Dolori articolari, perdita di tessuto osseo
Digestione ed escrezione Variabile Costipazione e flatulenza Complicazioni nella digestione
Respirazione Regolare Disarmonica Affannata
Sonno Normale Insonnia, disturbato Mancanza di sonno
Facoltà sensoriali e percettive Normale Veloce e distorta Percezione ostacolata
Attività mentale Variabile Confusa Ostacolata
Flusso di energia Elevato Disordinato Bloccato
Interesse per la vita Normale Superficiale Indifferente

PITA dosha

NORMALITA AUMENTO DIMINUZIONE
Epidermide Colore brillante e gradevole Colore giallastro Fredda
Facoltà mentali Intelligenza acuta Disturbi mentali Depressione, mancanza di gioia
Gusti e sete Sete normale Bocca amara, sete Bocca impastata, poca sete
Testa e viso Brillante ed attraente Vertigini Pallore nel viso e nelle unghie
Forza e sistema immunitario Vigore ed energia Deficit immunitario Rigidità
Stato emotivo e sonno Normale Iracondia e insonnia Indolenza
Digestione Corretta digestione e assimilazione Iper attività gastrica ed incongrua assimilazione Lenta digestione e scorretta assimilazione
Appetito Normale Eccessivo Inappetenza
Vista Ottima Disturbata Debole
Sangue e carnagione Normale Lentiggini, eczemi e nei Bassa qualità del sangue

KAPHA dosha

NORMALE AUMENTO DIMINUZIONE
Struttura fisica e corporea Ben sviluppata, compatta, solida e notevole forza fisica Eccesso di liquido stagnante, flaccidità, obesità. Pelle emaciata e pallida, sensazione di freddo Debole, vertigini e tremori
Sistema dei liquidi e dei grassi Normale idratazione e riserva di grassi necessari a garantire buona energia per svolge le normali attività Eccesso di grasso, di ritenzione idrica sottocutanea e di produzione di muco, senso di gonfiore Scarsa o nulla produzione sia di muco che di adipe, dolori
Bocca Salivazione normale, gusto dolce Eccessiva salivazione Secchezza delle fauci
Srotas e Nadi

(i canali di trasporto fisiologici e psico emozionali)

Canali liberi Canali ostacolati o ostruiti Canali deboli, trasporto difficoltoso di materia liquida e solida, blocco dei pensieri e apatia
Mente e sonno Mente calma e comprensiva, sonno profondo Pigrizia, insicurezza e sonno pesante Ottundimento e torpore mentale, sonno disturbato
Sistema articolare Articolazioni ben salde e robuste Articolazioni pesanti, tensioni neuro muscolari Articolazioni deboli con flessibilità eccessiva
Sessualità Elevata potenza sessuale Sessualità debole fiacca Impotenza
Respiro Libero Affannoso e pesante Debole
Termoregolazione Temperatura normale Sensazione di freddo Brividi
Digestione Digestione normale Digestione lenta Digestione disturbata
Stato emotivo Tranquillità e saggezza Depressione Apatia, sensazione di vuoto

L’analisi dei comportamenti e delle funzioni dei singoli dosha, soprattutto se confrontiamo le tabelle soprastanti, ci confermano che ognuno dei tre umori biologici presiede a precise e ben identificate funzioni. Il loro coordinamento è essenziale: si potrebbero paragonare a tre cavalli legati che tirano una carrozza, se uno dei tre inverte la direzione, oppure cambia velocità, gli altri due cavalli devono modificare il loro andamento per compensare lo squilibrio. Ad esempio, in caso di disidratazione, diminuisce Kapa, ma conseguentemente Vata si alza generando secchezza e di conseguenza Pita porta irritazione. I dosha sono legati dagli elementi e qualità che hanno in comune quindi Pita e Kapa sono accomunati dall’elemento acqua, ma confliggono per la medesima ragione, Pita porta calore mentre Kapa freddezza. Capire e studiare i meccanismi di rafforzamento o di antagonismo dei dosha serve per predisporre la linea di cura. Questo meccanismo richiede però un’analisi più raffinata perché ogni singolo dosha si suddivide in dieci subdosha funzionali.
Possiamo definire i subdosha, le centrali operative, le quali sovrintendono al funzionamento ed al coordinamento di sistemi, apparati, organi, tessuti corporei nonché alle funzioni fisiologiche. Come appureremo i subdosha esercitano un’azione su tre livelli, quello fisiologico, principalmente agendo tramite veicoli quali il plasma, la linfa, il sangue, il liquido cefalo rachidiale, gli enzimi e gli ormoni, quello psichico attraverso gli impulsi elettromagnetici, biofisici ed ormonali e quello emozionale attraverso l’energia sottile cioè Virya. In ayurveda si parla di conoscenza e consapevolezza dell’interdipendenza del corpo grossolano con quello sottile, concetto di fondamentale importanza perché traccia il percorso della guarigione, sia per il paziente che per il medico o il terapista. Solo consolidando la salute fisica nell’ambito delle proprie potenzialità naturali, si può attivare la guarigione mentale, dopo che la psiche è serena, è possibile accedere nelle profondità più nascoste dell’anima, fonte di vita, quindi grazie ad un processo inverso che utilizza le energie più potenti e pure si realizza e consolida la guarigione completa, in un processo di reset e quindi riprogrammazione cellulare.
Per ogni dosha esistono cinque articolazioni funzionali, risulta essenziale approfondirne la conoscenza.

Le cinque arie di VATA

PRANA VAYU, l’aria del respiro.
Situato fra il diaframma e il cuore, la sua funzione è determinante per il mantenimento delle funzioni vitali. Presiede i meccanismi cardiaci e la generazione del battito del cuore, cura le funzioni respiratorie, permette la masticazione e la deglutizione. Si muove lungo tutto il corpo permettendo la mobilità articolare, ma la sua energia ha una direzione funzionale verso l’alto, da esso dipende il funzionamento degli organi di senso, della mente e dei pensieri. Sul piano sottile è “il compagno silente” della nostra vita. Ci approvvigioniamo di Prana attraverso il respiro e il Prana trasporta le energie estratte dal cibo in tutti i tessuti. Vene ed arterie sono in buono stato e funzionanti se la qualità e la quantità di Prana nel corpo sono di buon livello. Quando il Prana scarseggia, possono comparire dolori articolari, patologie respiratorie come asma e bronchiti, vomito, patologie cardio-vascolari, stanchezza, sofferenza mentale, stress e quando ci abbandona definitivamente può sopraggiungere la morte.

UDANA VAYU, l’aria della gola.

La sua azione parte dall’ombelico ed attraversando le vie respiratorie esprime la sua massima potenza nella gola e si libera attraverso il naso. La sua energia si muove naturalmente verso l’alto ed è attraverso la sua azione che noi eliminiamo anidride carbonica e gli scarti gassosi. Udana Vayu presiede le funzioni del linguaggio e questa sua capacità di decodificare il pensiero alle parole; è legato ad un altra importante qualità che riguarda il mantenimento della memoria delle esperienze di questa vita e, secondo i testi vedici, alla memoria delle vite passate, nonché del numero dei respiri che ci vengono “assegnati” all’atto della nascita. La sua natura ieratica ed antica gli attribuisce la facoltà di conservare al meglio le forze naturali, come quella di volontà e la capacità di compiere sforzi, oltre che la chiarezza delle percezioni fisiologiche e degli obbiettivi della vita.
Quando Udana vayu è scompensato, compaiono problemi del linguaggio e perdita della memoria, confusione e pesantezza della testa, accorciamento della vita.

SAMANA VAYU, l’aria dello stomaco.

Situato fra il diaframma e l’ombelico, similarmente al sistema nervoso autonomo, attiva la peristalsi ed il conseguente movimento del cibo lungo il tubo digerente. Dosha secondario nel duodeno e nell’intestino tenue, la sua azione frantuma il bolo, favorendo l’attivazione dei succhi gastrici degli enzimi digestivi, cioè di Pachaka pita.
Il mal funzionamento di Samana Vayu causa cattiva digestione ed errata assimilazione dei cibi nonché accumulo di muco nello stomaco.
Esso è energia discendente e discriminante sia a livello molecolare che sottile. La sua azione favorisce il discernimento dei pensieri e del sentimento, favorendo la flessibilità interiore.
APANA VAYU, l’aria del colon.
Situato nel colon e nella cavità pelvica fino alle cosce, la sua energia è diretta verso il basso, e con la sua azione favorisce e controlla l’eliminazione di feci, urine, gas intestinali e sangue mestruale; regola nella donna il movimento dell’ovulo lungo le tube di Faloppio e l’eiaculazione dello sperma nell’uomo. E’ determinante nell’espulsione del feto. La sua azione permettere l’assimilazione delle sostanze nutritive dal colon verso il fegato.
Quando Apana Vayu è in squilibrio si verificano complicazioni e dolore all’apparato riproduttore ed escretivo alla muscolatura della fascia lombo-addominale.
La sua azione a livello psico-emotivo e sottile agisce sul non attaccamento alle cose materiali e libera dall’egoismo; sul piano fisico agisce espellendo dal corpo i Mala (feci, urine, sangue mestruale,…).

VYANA VAYU, l’aria della circolazione.
Si estende in tutto l’organismo attraverso il sistema circolatorio e neuronale. È presente nella colonna vertebrale, nel sistema nervoso autonomo, nei muscoli riflessi, nel sistema circolatorio e nel cuore. La sua azione distribuisce in tutti i tessuti l’energia vitale raccolta nell’intestino e nel fegato e lungo tutto il corpo, attraverso il sangue e gli altri fluidi corporei. Nutre attraverso il sangue anche il midollo spinale e gli altri tessuti nervosi; la sua disfunzione causa blocchi nel sistema vascolare.
Sul piano sottile Vyana Vayu, grazie alla sua azione generosa, sviluppa la forza di volontà e l’amore.

I cinque fuochi di PITA

PACHAKA PITA, il fuoco dello stomaco.
In ayurveda è considerato il subdosha principale di Pita, perché il suo funzionamento sostiene gli altri quattro subdosha. La sua azione si sviluppa nell’intestino tenue, duodeno, cistifellea, pancreas e fegato. Il suo compito principale è digerire il cibo attraverso la produzione enzimatica e gastrica e separare le sostanze nutrienti e vitali da quelle di rifiuto.
Uno squilibrio di Pachaka può causare problemi digestivi e anoressia.
Sul piano sottile esso è responsabile della giusta assimilazione dei pensieri e quindi della libera circolazione delle energie nella cavità addominale
Il digiuno, la purga, l’aromaterapia e cibi che appagano Pita rafforzano questo subdosha.

RANJAKA PITA, il fuoco del sangue.
Situato nel fegato, nella milza nello stomaco e nel midollo osseo, è responsabile della produzione e conservazione del sangue. Presiede alla sintesi dell’emoglobina, fornisce colore al sangue ed è responsabile del metabolismo delle ossa, degli occhi e dei capelli. Quando la sua azione non è equilibrata, si genera una cattiva produzione enzimatica e di bile che creando stress ed ira ed agendo negativamente sul fegato, causando inoltre anemia ed ittero.
Sul piano sottile Ranjaka Pita conferisce vigore e vitalità, aggiustando gli eccessi emotivi e passionali, restituendo al mondo un atteggiamento calmo e colorato.
La pulizia interna del corpo, lo yoga, tutte le attività rilassanti appagano questo dosha; anche i cibi dal gusto dolce appaga Pita.
ALOCHAKA PITA, il fuoco degli occhi.
Situato nella pupilla e nella retina è responsabile della vista e delle funzioni visive. Determina e controlla il calore sia nei fotorecettori che negli altri organi di senso, conferisce il colore agli occhi. Quando la sua funzione è alterata, soprattutto nella termoregolazione compaiono disfunzioni e malattie alla vista nonché cefalee.
Sul piano del corpo sottile Alochaka Pita genera una visione creativa, ingegnosa, di speranza ed attenta. Quando è in equilibrio, ci insegna attraverso una visione nitida e luminosa l’accoglienza verso noi stessi il prossimo e Dio.
Esercizi agli occhi (palming, yoga,…), la pittura, passeggiate in mezzo al verde e vicino a ruscelli, rinforzano questo dosha.
SHADAKA PITA, il fuoco del cuore.
Il più sottile fra tutti gli umori è localizzato principalmente nel cuore e nel sistema nervoso centrale, dove governa gli stimoli e gli impulsi dei neurotrasmettitori. Governa assieme a Prana vayu il cuore ed il suo “calore”. In associazione con Udana Vayu controlla la memoria, le normali funzioni della mente, dell’ego, dell’intelletto e stimola l’intelligenza.
Un suo indebolimento causa disturbi della psiche, disorientamento, tendenza agli estremi, emotivi tà, eccesso di cibo, droghe, alcol ecc… .
A livello sottile Sadhaka Pita ha la migliore funzionalità sul piano fisico, mentale ed emozionale. Esso agisce dal SÈ più intimo e profondo generando emozioni, umiltà e coscienza della verità assoluta e memoria delle esperienze passate. Sadhana come la meditazione rinforzano e purificano Shadaka Pita.
BHARAJAKA PITA, il fuoco della pelle.
È localizzato nella pelle, protegge il nostro corpo dagli agenti esterni, è responsabile della luminosità, dell’elasticità e del tono della cute nonché della capacità di metabolizzare, luce, acqua aria ed oli medicati attraverso essa.
L’errato funzionamento causa problemi cutanei come dermatiti, eczemi, psoriasi e pruriti;
a livello sottile Bharajaka Pita fornisce bellezza e luminosità interiore.
Pulire e decorare il proprio spazio vitale, lavare ed oliare il proprio corpo rafforzano questo subdosha.

Le cinque acque di KAPA

AVALAMBAKA KAPA, l’acqua del cuore.
Situato nella cavità toracica, ha sede principalmente nel liquido interstiziale polmonare, nella pleura, nelle secrezioni bronchioli e nelle membrane di protezione del pericardio fungendo da regolatore del calore. La sua presenza sostiene strutturalmente gli organi compresi nella gabbia toracica, evitandone l’attrito e favorendo il funzionamento del sistema cardiovascolare e la conseguente distribuzione di energia e sangue nel corpo. Le disfunzioni di Avalambaka Kapa generano febbre reumatica, dolori al pericardio, letargia e pigrizia.
Sul piano dell’atteggiamento sottile questo subdosha porta a maturare una natura comprensiva dolce e materna, protesa a godere e tutelate gli elementi e gli esseri di Madre Terra e del Creato. Azioni quali prendersi cura e cucinare per la famiglia, aiutare i poveri, il digiuno nutrono questo subdosha.
KLEDAKA KAPA, l’acqua dello stomaco

Ha origine nello stomaco ed è la causa della formazione delle mucose intestinali e del muco nel corpo. Di consistenza viscosa, schiumosa, appiccicosa e dolce determina la liquefazione degli elementi nutritivi nel processo digestivo preparandoli all’assimilazione. È il subdosha principale di kapa, la sua presenza sostiene la formazione delle altre acque.
Quando si altera, si presenta nausea, pesantezza distensiva ed indigestione.
A livello sottile Kledaka Kapa coltiva ed accresce la fluidità, la capacità di saper assimilare pensieri ed emozioni prima di esprimerli. Pratiche come il massaggio, il vomito ayurvedico, lo yoga, passeggiate, donare cibo ai poveri aiuta questo subdosha a rafforzarsi.
BODAKA Kapa, l’acqua della lingua.
Situata nella cavità orale e nella gola è rappresentata principalmente dalla saliva. Avvia il processo digestivo, in particolar modo scinde gli amidi attraverso gli enzimi in essa contenuti. Ha una blanda azione antibatterica.
La funzione più importante riguarda la sua azione nel riconoscimento dei sei gusti; prima che il cibo venga ingerito, invia prima al cervello e poi ai tessuti impulsi al fine di far ricevere il nutrimento a tutte le cellule dell’organismo. Il suo squilibrio, in virtù di una sbagliata codifica dei gusti causa anoressia, bulimia o obesità, quindi produzione di Ama cioè tossine, osservabili dall’analisi della lingua.
A livello dell’attività e delle impressioni sottili, Bodaka Kapa sorveglia le nostre percezioni aiutandoci a generare un senso di moderazione rispetto agli impulsi che ci circondano e insegna ad accettare il proprio equilibrio.
Pratiche come il digiuno, il vomito ayurvedico, una dieta specifica per kapha dosha e sport salutari aiutano questo subdosha.

SLESHAKA KAPA, l’acqua delle articolazioni.
Situato nelle articolazioni, questo gel è assimilabile al liquido sinoviale. Determina la mobilità e la flessibilità articolare e protegge le cartilagini ed i giunti ossei dalle frizioni e dal calore. L’irregolarità di Sleshaka Kapa sviluppa dolore, gonfiore e problemi articolari.
Sleshaka Kapa in sanscrito era il nome originario di Kapa che significa “ciò che connette”. Fedele alla sua funzione sul piano sottile ci insegna l’ancoraggio alla vita ed alla verità, la compassione e l’amore materno. Le sadhana come il digiuno, il consumo di cibi per la costituzione kapa e il senso materno rafforzano questo dosha.

TARPAKA KAPA, l’acqua della testa.
Situato nella scatola cranica, è assimilabile al liquido cefalo-rachidiale; ha la funzione di nutrire e proteggere i tessuti nervosi, in particolar modo del sistema nervoso centrale. Lo troviamo ad esempio fra le meningi craniche. Agevola gli organi di senso e la percezione. Quando squilibrato determina appannamento delle funzioni percettive e perdita della memoria. A livello sottile Tarpaka Kapa purifica i sensi e agevola il naturale senso di calma e soddisfazione. Insegna a vivere con leggerezza (non superficialità) per ottenere la felicità e la salute riconoscendo ed usando i propri doni essenziali a stabilire un rapporto sano e naturale con il Creato. Sadhana come la pulizia giornaliera della testa e dei sensi, la meditazione, la pratica dei pranayama e della lettura delle Sacre Scritture fortificano Tarpaka Kapa.

È bene sottolineare che pratiche e sadhana come lo yoga, le pulizie stagionali e giornaliere sono sempre indicate per nutrire ed equilibrare tutti i dosha.

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